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“Accurrite Gentes, venite Fideles
Et mira Gregorii audite, cantate”
San gregorio taumaturgo
Padre della chiesa d’oriente e d’occidente
“Si vultis prodigia,
Doemones fugiunt,
Mortui resurgunt,
Odia fugantur”
A cura di Domenico Condito
P. Raimondo Romano, Compendio ristretto della Vita, Virtù e Miracoli del glorioso San Gregorio Taumaturgo Vescovo, e Confessore, Avvocato de’ Casi più ardui, e disperati. E della miracolosa venuta del suo sacro Corpo dall’Armenia in Calabria Superiore nella Terra di Stalattì, dove riposa e si venera con somma Divozione, come singolar Protettore di detta Terra, in Napoli per Paci 1684, ristampa per Francesco Ricciardi 1728.
Per il testo integrale CLICCA QUI
Padre Raimondo Romano da Stalettì apparteneva all’Ordine dei Predicatori, meglio conosciuto come Ordine Domenicano. Nel 1662 era Maestro dei Novizi in Santa Maria sopra Minerva a Roma, e aveva pubblicato un “Compendio dell’orazione mentale”. In seguito, rientrato in Calabria, si stabilì nel Convento dei Padri Domenicani di Catanzaro, del quale scrisse la storia. L’opera, “Chronicon monasterii Dominicanorum Catacii”, fu ultimata nel 1682, ma non fu mai pubblicata. Il manoscritto fu conservato nella biblioteca del Convento. Religioso erudito, si dedicò alla promozione del culto dei Santi della sua terra d’origine. Nel 1680 pubblicò la “Vita di Sant’Agazio, Protettore della città e diocesi di Squillace”. L’opera su San Gregorio Taumaturgo, nota al Chevalier, fu la sua ultima fatica. Venne completata prima dell’8 gennaio 1684, l’anno del suo imprimatur . L’edizione originale di Paci, Napoli, del 1684 pare sia andata del tutto perduta, mentre si conserva ancora l’edizione di Francesco Ricciardi del 1728. L’esortazione per la concessione del titolo di facoltà da parte del Magister Ordinis, Padre Antonio de Monroy, è firmata da Padre Giuseppe Squillace, rettore del Convento del Santo Rosario di Reggio Calabria, dove il Romano si era evidentemente trasferito.
L’opera sul Taumaturgo si divide in due parti: nella prima, il Romano traccia la biografia del Santo, ripresa in gran parte dal Panegirico di Gregorio di Nissa e completata con altre fonti (Antonio da Firenze, Vincenzo Beluacense, Baronio, Bellarmino); nella seconda, riferisce dell’approdo miracoloso delle reliquie di San Gregorio Taumaturgo nella Terra di Stalettì e dei miracoli attribuiti al Santo Protettore di quel luogo. Di estremo interesse, inoltre, le cronache relative a importanti avvenimenti della sua terra nativa. In particolare, il Romano, con un resoconto molto simile a un reportage giornalistico dei nostri giorni, descrive con grande dovizia di particolari le incursioni barbaresche a Stalettì del 1595, 1644 e 1645, ma anche le circostanze drammatiche che portarono all’introduzione del culto di San Gregorio Taumaturgo a Borgia (Catanzaro). Non mancano, inoltre, riferimenti al terremoto del 1624, alla peste del 1656, e alla rivoluzione che scoppiò nel Regno di Napoli nel 1647, toccando prima Palermo. Di indubbio interesse storico e antropologico la descrizione degli esorcismi che si praticavano a Stalettì nella chiesa di San Gregorio Taumaturgo con l’impiego delle reliquie del Santo.
L’opera del Romano su San Gregorio Taumaturgo non manca, però, di sollevare questioni controverse, che rendono necessaria un’attenta rivisitazione critica di alcune parti del testo. Ci riferiamo, in particolare, al racconto della traslazione delle reliquie del Santo in Calabria nella città di Colonna, che, secondo il nostro Autore, avrebbe preceduto la fondazione di Stalettì, sorta successivamente su un sito poco distante. In realtà, la città di Colonna sembrerebbe ubicata più nel mondo delle creazioni immaginifiche di qualche erudito rinascimentale, che non in quello delle realtà storicamente fondate. Le ricerche archeologiche condotte dall’École Française de Rome sull’area dove, secondo il Romano, sarebbe sorta la città di Colonna, hanno portato alla luce i resti di Scillacium, la città monastica fondata da Cassiodoro nel VI secolo, e quelli della cittadella bizantina ad essa succeduta. Tutto ciò complica senz’altro la questione, ma la rende ancora più interessante.
In attesa di pubblicare su queste pagine l’edizione critica del volume del Romano, ne mettiamo a disposizione il testo, sperando di fare cosa grata a studiosi, cultori della materia, curiosi e… devoti!
Milano, 21 marzo 2008 © Domenico Condito
È in corso di preparazione l’edizione critica dell’opera a cura di www.sangregoriotaumaturgo.it
Mattia Preti, San Gregorio Taumaturgo. Olio su tela, cm 107 x 75, Mdina, Malta, Collezione privata. - Il dipinto, realizzato fra il 1665 e il 1670, raffigura il Santo con una mano su una roccia, plastico riferimento a uno dei miracoli più portentosi del vescovo di Neocesarea, al quale viene attribuito lo spostamento di una montagna. L’opera, inedita fino a qualche anno fa, è stata pubblicata per la prima volta nel pregevole volume di John T. Spike, Mattia Preti . Catalogo ragionato dei dipinti, Museo Civico di Taverna, Centro Di, Firenze 1999, 92.
Anonimo, San Gregorio Taumaturgo. Olio su tavola (XVIII sec.) nello stile barocco-andino di Cusco, Perù. Oggi nel Museo de Arte Hispanoamericano Isaac Fernández Blanco di Buenos Aires, Argentina.
“Riscoperto” un antico e inedito manoscritto arabo
sulla vita di San Gregorio Taumaturgo
Segnaliamo agli studiosi un inedito manoscritto arabo-cristiano sulla vita del vescovo di Neocesarea, “l’operatore di prodigi” che evangelizzò il Ponto. Proviene dal Monastero di Santa Caterina del Sinai, la più antica struttura monastica della cristianità oggi esistente, ed è conservato alla BNU di Strasburgo.
Milano, 13 maggio 2008 © Domenico Condito
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